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Settembre 2004
Sito Rockit

Recensione di Renzo Stefanel


Strana prima uscita per il cantautore e pittore padovano Alessandro Grazian, uso a passeggiare in equilibrio tra Jeff Buckley, Fabrizio De Andre' e Donovan, sulle corde tese della sua fedele acustica. “Onde”, in cui Grazian si presenta sotto la sigla AG, è infatti la colonna sonora di uno spettacolo di "danza urbana" della coreografa Alessia Garbo, realizzato a Campo San Giacomo da l’Orio, in quel di Venezia, il 23 giugno 2003. Qui Grazian capovolge tutto e sorprende il suo abituale ascoltatore: all’acustica si sostituisce l’elettrica, alla forma canzone un tappeto sonoro senza schemi predefiniti. In più, il tutto è strumentale. Paragoni? L’elettronica dei Militia, tanto per restare in Italia, oppure il Jimi Hendrix di “Star spangled banner” in versione più rilassata e cosmica, o infine il Robert Fripp di “Exposure” (1979) e “Let the power fall” (1981), in piena epoca frippertronics. Ancora, il Franco Battiato del periodo 1974-1978, o perfino il Battisti de “Il fuoco”, così come il Claudio Rocchi di “Suoni di frontiera”. Niente di nuovo, ma per gli amanti del genere ci sono regali psichedelici assicurati. Sì, è un disco difficile e meditativo, ma è in questo che dischiude il fiore della propria bellezza.

Settembre 2004
Blow Up

Recensione di Dionisio Capuano

'Onde' è un solo per chitarra 'trattata' di Alessandro Grazian, musica per danza urbana presentato a Venezia nel 2002 per la coreografia di Alessia Garbo.
Nell'estesa Onde#1, quindici minuti, compaiono spirali effettate, e ieratici tocchi con toni fuzz trasportati dal riverbero ai confini del buio. Le altre tracce sono velature di oscurità (armonici sospesi ed estesi elettronicamente) che divengono più spesse fino ad assumere, negli ultimi due brani, sembianze di banshees in una composta atmosfera sepolcrale. Proprio le composizioni numerate da #2 a #7 presentano una consequenzialità tematica e sonora che le fa più organiche di quanto lo sia, in se stesso, il brano d'apertura.

uglio 2004
Sito MovimentiPROG.it
Recensione di Marco Suomi

“Onde” è un CD inciso da Alessandro Grazian (“AG”, appunto) nel 2002 (ma uscito alla fine dell'anno successivo) che ben poco ha a che fare con il lato più noto della sua espressione musicale, quella cantautorale; si tratta infatti di un lavoro di una trentina di minuti che Grazian, qui alla chitarra elettrica, ha inizialmente composto per accompagnare uno spettacolo di danza.

E’ proprio il movimento il protagonista di questo “Onde”: a volte è un movimento lento e soave, a volte si tratta di una serie di scatti anche bruschi, a volte invece sembra di vedere la sofferenza di chi si muove a fatica.

Il primo brano (nessuno dei sette pezzi ha un titolo se non “Onde” seguito dal numero progressivo della traccia) è quello che riassume in sé tutto quello che sarà il lavoro di AG, tanto da occupare quasi metà del CD (15’03” contro una durata complessiva di 33’43”); in esso si riversano tutte le ispirazioni di questa versione elettrica di Grazian, in particolare quel capolavoro che è la colonna sonora di “Dead Man” di Jim Jarmusch composta ed eseguita da Neil Young e alcune atmosfere che ricordano le cose migliori e più rarefatte della sterminata serie di esperimenti messi in atto dai Pink Floyd nella loro lunghissima carriera.

Le tracce che seguono, due delle quali (la terza e la quinta) di durata addirittura inferiore al minuto, non fanno che riprendere e sviluppare i tanti spunti impostati nel lungo prologo, a volte anche solo con rumori o suoni sconnessi che però non mancano di coerenza con quanto li precede e li segue né con il contesto dinamico che tutto questo “Onde” trasmette.

Si tratta di un lavoro per sola chitarra, è vero, ma sicuramente non è un’accozzaglia di assoli e virtuosismi tecnici come troppi altri dischi del genere; Alessandro Grazian (o se vogliamo AG) non sembra provare un piacere onanistico nell’unire note su note, nel dimostrare la rapidità delle proprie mani sulla tastiera, ma dà piuttosto l’impressione di voler raccontare delle sensazioni – più visive che altro – tramite la musica. E ci riesce: il movimento avviene davanti agli occhi di chi ascolta “Onde”, si ripete e varia a seconda delle condizioni di ascolto, del volume dello stereo, della luce, dei rumori di fondo, ma viene comunque guidato dalle note e dai tocchi del musicista.

Sappiamo che Alessandro Grazian, oltre ad essere un cantautore, si dedica anche alla pittura, allestendo anche mostre. Beh, io credo che questo “Onde” possa essere più vicino ad un quadro che a un disco: le corde che pizzica nell’ascoltatore sono soprattutto legate ad aspetti tipicamente relativi alla vista, pur essendo convogliate dall’udito, e sono segni e colori quelli che vengono alla mente durante l’ascolto.

Maggio 2004
Rockerilla
Recensione di Enrico Ramunni


AG, ovvero Alessandro Grazian, ha composto ed eseguito in solitudine la suite in sette tempi "Onde", destinata ad utilizzo di "danza ambientale". Un primo movimento più lungo e articolato imposta le coordinate di una musica ambient estatica e spaziale, abitata da una chitarra elettrica in raminga esplorazione psichedelica: negli episodi rimanenti, talora ridotti a semplici frammenti, emergono drone primordiali e meditazioni metafisiche, con le risonanze del settimo brano a concludere egregiamente su reminiscenze di classico ambient anni '70.

Aprile 2004
21st Century Music
Recensione di Carlo Camilloni


Lavoro di ricerca sul suono ambientale questo "Onde" di Alessandro Grazian, lavoro che si snoda lungo la strada dell'espressione quasi "fisica" delle frequenze e, forse, non è un caso che la musica qui proposta accompagnava una danza ambientale a Venezia il 23 giugno 2002.
Essenziali strutture armoniche, suoni lunghi, solitari e distorsti della chitarra elettrica (strumento principale usato), bassi drones elettronici lasciati a decantare in sette tracce minimali. Si tratta di una visione a dir poco rarefatta della materia sonora, le onde riportate nel titolo non credo abbiano nulla a che spartire con la dinamica delle onde del mare, si può parlare piuttosto di onde di frequenza, sparse tra le ampie e profonde distorsioni della chitarra, il corposo pieno degli accordi che contrastani con suoni lievi, appenna accennati dalle vibrazioni delle corde, paesaggi di spazi aperti, solitari, grigi, il fascino che si sviluppa è magnetico, anche se non immediato (io ho apprezzato in pieno il Cd al secondo ascolto) ma, una volta entrati nel groove di queste onde, non rimane altro che lasciarsi andare in armonia.

Marzo 2004
Sito Urbanspaceman

Dietro la sigla AG troviamo ALESSANDRO GRAZIAN musicista veneto premiato in passato in numerosi concorsi, che ha all'attivo un cd registrato live per l'ARCI presentato in occasione del concorso cantautori svoltosi nel 2000 a Teramo e questo nuovo concept uscito per la RES a fine 2003. AG si occupa di cantautorato ma anche di musiche di scena per teatro e per la danza come in questo caso infatti ONDE e' la sonorizzazione di un balletto creato in occasione di un intervento di danza urbana presentato a Venezia nel 2002 per la coreografia di ALESSIA GARBO.
Il cd e' articolato in 7 movimenti, 7 tracce tra l'ambient, e atmosfere dilatate, splendidi tappeti sonori, e melodie trascinanti. Il tutto suonato "solo" con la chitarra che AG filtra sapientemente con il computer. Una bella prova per AG ma anche per l'etichetta indipendente RES che ci propone dischi fuori dai canoni da scaffale a cui siamo abituati.

Febbraio 2004
Sito Musique.it
(Recensione di Francesco Bergamo)

Alessandro Grazian, semplicemente AG in questo disco, è un artista "a tutto tondo" (basta dare un'occhiata al suo sito www.ammenda.com) che in ambito musicale lavora sia con la forma canzone che con le musiche di scena (per teatro, danza e quant'altro), e che in questa seconda uscita della già promettente etichetta RES ci propone un'interessante riflessione sulla musica ambient, intesa non tanto come semplice "complemento d'arredo", quanto piuttosto come descrizione e trascrizione di sensazioni e pensieri che si muovono in luoghi immateriali, instabili e mutevoli (come sono per l'appunto le onde). La prima traccia, della durata di 15'03", è stata commissionata come sonorizzazione della performance di danza ambientale "Onde", tenutasi a Campo San Giacomo da l'Orio a Venezia nel giugno del 2002, con la coreografia di Alessia Garbo, ed il risultato di questa improvvisazione per chitarra elettrica manipolata è una sorta di viaggio dolce eppure pieno di sorprese.

Su un tappeto di suoni (elaborati al computer), che sembrano rappresentare la grandezza ed il mistero dell'oceano, si innesta un racconto chitarristico anch'esso in continuo mutamento, tra tempeste passeggere e momenti di quiete malinconica. Grandissima attenzione è stata riposta anche nell'utilizzo degli effetti sulla chitarra, così ci lasciamo trasportare quasi senza accorgercene da atmosfere che di volta in volta ricordano il John Fahey del bellissimo 'Hitomi', il Robert Fripp impegnato sul versante ambient, le "onomatopee chitarristiche" dei Pink Floyd di Echoes, fino al Neil Young della colonna sonora di 'Dead Man' di Jarmush, che non a caso è un altro viaggio alla ricerca della vera essenza dell'Uomo in cui la purificazione viene perfezionata oltrepassato il confine tra terra ed acqua.

Le tracce successive sono delle elaborazioni digitali, più o meno brevi, di frammenti della traccia "madre", con accelerazioni e decelerazioni e soprattutto manipolazioni che trasformano i frammenti originali in "altro", esattamente come le onde dopo essersi disfatte tornano a mescolarsi per assumere forme diverse, in un meccanismo senza tempo e più affascinante di qualsiasi logica codificabile. Soprattutto le ultime due sono ben più che semplici riflessioni sull'improvvisazione originale, diventando nuove e convincenti descrizioni di ambienti nei quali è ancora possibile ritrovare tracce della stessa materia che ci era stata mostrata in "onde#1".

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